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Il Centro Studi Narrazione Le Città Invisibili si occupa, a Palermo, di progetti di formazione e animazione culturale del territorio legati alla narrazione in tutte le sue forme, con particolare attenzione alla scrittura narrativa, autobiografica, poetica. Ogni anno promuove laboratori di scrittura e lettura per adulti, anziani, ragazzi e bambini e percorsi formativi rivolti a insegnanti, operatori socio-sanitari, animatori, studenti, volontari.

Il senso dei nostri progetti: narrare per rifondare il mondo e convivere

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
(Italo Calvino, Le città invisibili)

Che cosa ha a che fare il finale delle Città invisibili di Calvino con la narrazione? 

Pensiamo che il nesso sia cruciale. Narrare il mondo aiuta a percepirlo in modo nuovo, a scoprirlo e rifondarlo, è un atto creativo e generativo, donatore di senso, che fa sentire fecondi di possibilità, restituisce forma e valore ai desideri, costruisce case dove accogliere e sostare. È  una pratica conoscitiva  e comunicativa che ha un valore intrinsecamente etico, poiché richiede una cura continua dello sguardo, della parola, del gesto, in funzione di un interlocutore (l’ascoltatore, il lettore) al quale si dà valore e si vuol porgere una porzione di mondo generato, custodito, salvato e filtrato dai propri sensi e dal proprio senso dell’esistenza. 

Soltanto attraverso lo sguardo e l’orecchio dell’altro il mio racconto acquista un’identità e un significato: io so di esistere perché qualcuno può raccontarmi la mia storia. “Più forte del bisogno di narrare, c’è solo il bisogno di essere narrati da qualcuno” afferma Adriana Cavarero sulle orme di Hannah Arendt. E se lo scambio di sguardi avviene fra individui appartenenti a culture e mondi lontani, l’esplorazione virtuale dei reciproci territori aiuta a riconoscersi e trovare modelli diversi di dialogo e convivenza. Il racconto è anche uno strumento di orientamento e costruzione dell’orizzonte temporale: narrare il presente consente di abitarlo meglio, narrare il passato porta a riscoprire e vivificare memorie che possano diventare mappe e sentieri per la progettazione del futuro, narrare il futuro genera immagini nuove che trasformano il senso del presente e del passato, rinnovandone la percezione. Il racconto, insomma, è tessitura di fili e ponti che collegano gli esseri umani, perchè il linguaggio delle storie e il linguaggio poetico sono gli strumenti  più naturali per comunicare (mettere in comune) i nostri luoghi interiori e farli divenire reali attraverso la parola, sorgente di identità. 

Perciò la narrazione, atto d’amore verso l’esistenza (a-mors, privo di morte) può essere una di quelle forme di “attenzione e apprendimento continui” che Calvino invoca come possibilità per fare durare chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e dargli spazio. 

Questo è il senso dei nostri progetti, dei nostri itinerari di ricerca, cura, espressione, formazione, il cui perno è la narrazione, e in particolare la scrittura, che è al centro del nostro cuore perché sottrae alla dimenticanza e viaggia per ogni dove. È traccia profonda e permanente, insostituibile nella sua funzione di creatrice di mondi e di custode del patrimonio di memorie e di immagini di intere civiltà. Consente un’intima rielaborazione che l’oralità non conosce, e quindi può divenire uno scandaglio potente dell’anima umana, strumento di pacificazione, liberazione, vera e propria cura. Attraverso la scrittura, emozioni e pensieri assumono configurazioni inedite che ridisegnano anche radicalmente i tracciati interiori. Tuttavia, la narrazione orale è l’origine, la fonte, è fatta di voce, gestualità, presenza, relazione nel qui e ora: è corpo che si espone, manifesta e comunica, quindi nutriamo nei suoi confronti un amore sviscerato. Il nostro obiettivo è di favorire, nei nostri progetti,  un fertile incontro fra le due dimensioni.