Andalusia on the road: Francesco Garofalo torna sul Mediterraneo

Francesco Garofalo regala un adesivo dell'Eco Sound Fest a una scimmia
Dopo aver attraversato la costa atlantica di Spagna e Portogallo, Francesco Garofalo raggiunge lo stretto di Gibilterra e torna sul Mediterraneo, dove percorre un giro dell'Andalusia on the road.

Alla fine dell’ultima puntata, avevamo lasciato Francesco Garofalo a Siviglia, dove stava cercando di recuperare le forze dopo aver passato una notte scatenata.

Lunedì, due giorni dopo la mia notte da leoni, lascio l’ostello alle 7 e mi avvio verso Cadice, per la precisione un po’ sotto, a soli 170 km da dove mi trovo, perché ho saputo da un portoghese che in una spiaggia da quelle parti si trova un campeggio libero. Appena arrrivato, mi trovo all’interno di uno spazio in cui c’è un clima estremamente positivo, caratterizzato da voglia di condividere e di divertirsi insieme. Faccio subito amicizia con un gruppo di ragazzi che mi invita a spostarmi a Zahora (a 10 km di distanza), dove c’è una festa sulla spiaggia con musica live. Così, dopo 181 km (record di km percorsi in un giorno), mi gusto un bel tramonto, con vista sull’Africa, buona musica e ottima compagnia. E pensare che a poche miglia a largo di questa spiaggia, nel 1805, fu combattuta la battaglia navale di Trafalgar.

Martedì mi sveglio presto e alle 7,30 sono già pronto per partire… Se non fosse che il bar più vicino apre alle 8,30! Poi, come al solito, anche Google Maps contribuisce a rallentare il mio viaggio, facendomi passare su sentieri sterrati in mezzo a immensi parchi eolici e a pascoli di tori. Alla fine, verso le 17,30, giungo a Gibilterra. Scarico le borse e vado subito in dogana, dove un poliziotto inglese mi lascia passare dopo circa 10 minuti di domande. Una volta entrato, salgo per ammirare il tramonto dal punto di maggior vicinanza tra l’Europa e l’Africa. Sono in compagnia delle tipiche scimmette che popolano la rocca di Gibilterra, con le quali socializzo invitandole alla prossima edizione dell’Eco Sound Fest. A cena, decido di mangiare in un ristorante con uno chef italiano per gustarmi un bel piatto di tagliatelle al ragù.

Mercoledì mi sveglio presto per arrivare a destinazione intorno all’ora di pranzo e mi rendo conto di aver superato 4000 km di viaggio! Mi dirigo verso Marbella, dove mi fermo a dormire a casa di alcuni miei amici.

Giovedì mi rimetto in viaggio verso le 11, dopo i saluti e una bella colazione. Arrivo a Malaga per pranzo. A pancia piena, riparto e arrivo a La Herradura, dove comincio a prepararmi ai prossimi due giorni montani: la Sierra Nevada comincia a farsi vedere e il Pico del Veleta,  che con i suoi 3392 metri di altitudine è la terza montagna più alta della penisola iberica, sta per arrivare.

Lascio La Herradura, venerdì, e mi dirigo a Granada. Appena arrivo a Motril e lascio la Costa Tropical, subito la strada sale. Sono sulle prime pendici della Sierra Nevada, una piccola catena montuosa ma con vette molto elevate. Per il suo valore paesaggistico e botanico, è stata dichiarata riserva della biosfera dall’UNESCO. La biodiversità della catena è la maggiore della Spagna e una delle maggiori in Europa. È possibile raggiungere facilmente il cuore del massiccio attraverso una strada di montagna, che parte da Granada (640 m s.l.m.) e sale fino ai 3367 m s.l. m., risultando così la strada più alta d’Europa.

Per pranzo mi fermo in un paesino in mezzo alle montagne e riparto subito: voglio arrivare presto a Granada per farmi una passeggiata. Alle 17 sono già arrivato e mi sono già fatto una doccia, pronto per fare un giro della città. Granada è molto influenzata dalla cultura araba e, per i vicoli del centro, i negozi e i ristoranti ne danno dimostrazione.

Sabato mi sveglio verso le 9, faccio colazione e parto per il Pico del Veleta. Dopo i soliti problemi con Google Maps, imbocco la strada che mi porterà ai 3367 m s.l.m.. 50 km di salita sono tanti e faticosi, quindi ho bisogno di fermarmi a 2500 m per riprendere fiato. Riparto per gli ultimi 12 km ma il tempo peggiora: grandinare sempre più forte fino a quando, a un solo km dalla cima, sono costretto a fermarmi per trovare riparo sotto a un motore di una funivia, in compagnia di altri ciclisti ed escursionisti. Dopo circa un’ora, il tempo si rimette e io sono pronto per percorrere l’ultimo tratto su un tappeto di grandine. Arrivo a 3367 m: record! La discesa è una lunga passeggiata e ben presto mi ritrovo con pantaloni lunghi, felpa e k-way nei 34 gradi di Granada. 

Uscendo da Granada, domenica, Google Maps mi fa percorrere una strada di montagna che mi regala la visuale della Sierra Nevada e un lago dalle acque turchine. Dopo pranzo, riprendo la marcia verso Gorafe, posto che mi ha consigliato Nacho, una guida turistica di Granada, perchè “sembra il Grand Canyon”. Attravero campi aridi e mi dirigo verso Los Baños dove, oltre ad un altro canyon, ammiro anche le cuevas (caverne) scavate in tempi antichi. Finalmente arrivo al lago artificale di Negratin, appena in tempo per il tramonto”.

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