Dal mare alle montagne dei Pirenei. Prosegue il viaggio di Francesco Garofalo e dell’Eco Sound Fest

La bicicletta di Francesco Garofalo porta in giro per l'Europa il logo dell'Eco Sound Fest
Prosegue il viaggio di Francesco Garofalo e dell'Eco Sound Fest. Lunedì 2 luglio hanno lasciato la città di Cerbère e con essa il mare. Ora sono sulle montagne dei Pirenei, in direzione dell'Atlantico.

Eccoci alla terza puntata della rubrica “In viaggio con Francesco Garogalo: l’Eco Sound Fest gira l’Europa“.

Ci eravamo lasciati lunedì, quando Francesco Garofalo, in compagnia della sua bici e dell’Eco Sound Fest, era arrivato ai piedi dei Pirenei.

Tra cene indigeste, incontri inaspettati e centinaia di km percorsi, Francesco si sta avvicinando a Barcellona.

Lunedì, lasciata Cerbère, mi lascio alle spalle anche il mare. Penso all’ombra degli alberi dell’Eco Sound Fest per non sentire il caldo. Il festival continua ad accompagnarmi idealmente verso la Tour Madeloc. Dopo aver pranzato decido di proseguire fino ad Amélie-les-Bains-Palalda, programando un “pronti-via” in salita per il giorno successivo. Così è. Venti chilometri di salita con pendenze moderate per arrivare ai 752 metri slm. Poi riscendo a valle e raggiungo Vinça, piccolo paesino vicino a un lago artificiale. Qui mi fermo per pranzo e programmo il pomeriggio: decido di arrivare a Fontpedrouse, quota 1000 slm in modo da essere già a buon punto per la scalata al Col de la Perche, 1500 slm. Fontpedrouse é una minuscola frazioncina dove, dopo una birra presa nell’unico negozio, trovo ospitalità in un campo e una cena offerta in paese per gentile concessione. Ma le sorprese non sono finite: dopo aver mangiato vengo fermato da un ragazzo del posto, Simon, al quale racconto dell’Eco Sound Fest. Lui in cambio mi spiega come raggiungere una sorgente termale non turistica.

Martedì non mi sposto molto. Vado con Simon alla sorgente termale e, rimanendo colpito dallo spettacolo, decido di seguire il suo consiglio. Faccio una piccola deviazione che mi porta fino a un lago a 2000 metri slm. Da qui partono sentieri che consentono di raggiungere numerosi altri laghetti di montagna. Questa zona è meravigliosa: ci sono cavalli selvaggi che vagano nei boschi. In queso posto è persino consentito il campeggio dalle 19 di sera alle 9 di mattina. Quindi, dopo aver mangiato al rifugio, non mi lascio sfuggire l’opportunità di campeggiare liberamente.

Francesco Garofalo immortala la flora dei Pirenei
La flora dei Pirenei

Una giornata alla Leopardi, quella di mercoledì: resto affacciato alla finestra, fermo a Mont-Louis a causa di una cena indigesta.

Ma ecco che giovedì mattina mi sento di nuovo alla grande! Mi avvio di buon’ora lasciando l’ostello. I primi 50 km sono in costante discesa verso Quillan (da quota 1600 a 180 slm), passando per le gole di Saint-Georges. Dopo pranzo mi rimetto in moto (anzi, in bici!) per risalire sul Col de Coudons e poi sul Col de Chiola. Tra panorami offuscati dalle nuvole incontro un gruppo di ciclisti olandesi che stanno affrontando lo stesso percorso, ma in direzione opposta. Mi offrono ristoro, dato che erano seguiti da un bus che li assisteva nella loro impresa. A fine giornata, scopro di aver percorso ben 140 km!

Venerdì lascio Ax-les-Thermes e riprendo il viaggio. Strada facendo realizzo che passerò presso Niaux, dove ci sono le celeberrime grotte con i graffiti preistorici. Le visiterei volentieri ma l’ingresso è solo su prenotazione. Sono quindi costretto a riprendere il cammino per avviarmi verso la scalata del Port de Lers. Procedo a passo lento e raggiungo una simpatica lumacona. Dopo aver scattato una foto con lei, raggiungo la vetta e sul Col d’Agnès vengo superato e fermato da un camper. Sono una coppia di francesi: mi dicono che in questi ultimi giorni mi hanno superato una decina di volte e si complimentano per la mia “audacia”. Ridiscendo il Col d’Agnès e affronto l’ultima salita di giornata: il Col de Latrape. Lo faccio in compagnia di un altro ciclista un po’ particolare: un signore di 82 anni. Grandioso!

Il viaggio lento di Francesco Garofalo (e non solo!)
Il viaggio lento di Francesco Garofalo (e non solo!)

La sera arrivo a Seix e, fermatomi in un ristobar, scopro che la propietaria è italiana. È una simpatica signora calabrese con la quale scambio volentieri due chiacchiere. Purtroppo è molto occupata nel suo lavoro e quindi, dopo aver cenato, mi dirigo verso un camping per un meritato riposo.

Sabato mattina lascio a malincuore Seix, dove mi sono trovato benissimo. Salgo il Col de la Core e, complice una giornata finalmente libera dalle nubi, godo appieno del panorama. Scendendo faccio tappa al lago di Bethmale e mi fermo in un ristorantino nei pressi. Lì, mentre mangio, do un’occhiata al percorso e mi rendo conto che le prossime salite (Col de Portet-d’Aspet) sono veramente dure. Con un po’ di preoccupazione mi avvio verso questi pendii. Sul Portet-d’Aspet mi fermo a rifiatare e mi faccio due chiacchiere con un ciclista inglese che, al momento dei saluti, mi sorprende con un: “Buon viaggio!”. Mentre affronto l’ultima salita, il tempo peggiora improvvisamente ma, per fortuna, dopo tanto tuonare le prime gocce arrivano solo quando raggiungo un campeggio a Saint-Béat. Da qui sono a 753 km da Barcellona.

Francesco Garofalo sul Col de Portet-d'Aspet attacca l'adesivo dell'Eco Sound Fest
Francesco Garofalo sul Col de Portet-d’Aspet

Domenica lascio Saint Beat e dopo pochi chilometri sconfino in Spagna, dove risalgo il Col du Portillon che segna nuovamente il confine franco-spagnolo. Qui trovo gruppo di ciclisti spagnoli intenti a fermare chiunque arrivi in bici per offrirgli frutta e bevande. Mi rimetti in sesto e continuo la pedalata, stavolta in discesa, fino a Bagnères-de-Luchon. Salgo sul Col de Peyresourde e, dopo 5 km di salite, devio per Oô, un piccolo paese situato nel cuore dei Pirenei. Superato il paesino, decido di imboccare il sentiero che porta al lago di Oô a piedi e, fatalità della sorte, vengo colto da un acquazzone! Ma non mi lascio intimorire e proseguo verso il lago, che mi ricompensa con le sue meravigliose cascate. Ormai bagnato fradicio, decido di pernottare nel rifugio che si trova nei pressi, augorandomi di ritrovare l’indomani, all’inizio del sentiero, la mia fedele compagna: la bici con l’adesivo dell’Eco Sound Fest!“.

Lo zaino di Francesco Garofalo con l'adesivo ell'Eco Sound Fest presso Oô
Lo zaino di Francesco Garofalo presso Oô

Al prossimo lunedì, pronti per leggere un nuovo racconto di Francesco Garofalo (sempre che abbia ritrovato la sua bici!).

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