Didattica inclusiva: il caso virtuoso dell’Istituto Marchini di Caprarola

La presenza straniera nelle scuole pone nuove sfide anche ai docenti per gestire una classe multiculturale. L'I.C. Marchini di Caprarola e l'Unitus hanno scelto di superare l'approccio didattico tradizionale.

L’Istituto Marchini di Caprarola e l’Università degli Studi della Tuscia per una didattica inclusiva

La scuola primaria dell’Istituto Comprensivo Statale “Roberto Marchini” di Caprarola, in collaborazione con l’Università degli Studi della Tuscia (Unitus), durante l’anno scolastico 2017/2018, ha avviato un progetto di didattica inclusiva valorizzando le diverse abilità degli alunni e mostrando quanto possa essere proficuo il dialogo tra scuola e università. Infatti, il multiculturalismo, se da un lato offre la possibilità di un grande arricchimento culturale, dall’altro pone continue sfide ai docenti che devono gestire le diversità all’interno delle classi.

Annamaria Generali, Filomena Antonini, Silvia Cristofori e Annarita Cenci, insegnanti delle classi terze presso l’Istituto Marchini di Caprarola, e Laura Clemenzi, dottoressa di ricerca in Liguistica italiana presso l’Unitus, hanno superato l’approccio tradizionale sperimentando un percorso didattico mirato a formare e a potenziare le capacità di scrittura degli alunni. Il percorso ricalca un modello ideato nel contesto del progetto Osservare l’interlingua promosso dal Comune di Reggio Emilia in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia.

A partire da un breve video muto, attraverso un lavoro in gruppi a cadenza settimanale durante tutto l’anno, gli alunni hanno imparato a pianificare, produrre e revisionare un testo narrativo, lavorando insieme e confrontandosi con entusiasmo. L’intero lavoro è stato presentato il 4 maggio 2018 presso il Palazzo della Cultura di Caprarola.

Sviluppare processi inclusivi di apprendimento capaci di vedere nelle diversità delle potenziali risorse è necessario per dare una risposta adeguata a ciascun alunno. Ma in un periodo storico come il nostro, è anche una risposta efficace al dilagare della cultura dell’odio che minaccia la crescita intellettuale di ognuno di noi e non permette lo sviluppo di capacità critiche e relazionali necessarie per la comprensione dei cambiamenti in atto.

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