Walk for the cure. Chi è e cosa fa la Susan G. Komen

Approfondimento sul "business della carità" di cui è stata accusata la Susan G. Komen e la sua fondatrice Nancy Brinker negli Stati Uniti

Camminare per la prevenzione. Questo è Walk for the cure,

una giornata sportiva per sensibilizzare i cittadini sulla prevenzione del tumore al seno. L’evento sarà a Caprarola domenica prossima, 17 giugno dalle ore 09.30 alle 16.30 con appuntamento in Località Canale, sotto al Monte Venere. Giunta alla seconda edizione, Walk for the cure è un’iniziativa organizzata dall’Associazione Culturale Variante Cimina della via Francigena in collaborazione con la Susan G. Komen Italia e con il Comune di Caprarola.

L’Associazione Variante Cimina nasce nel 2015 e si propone di favorire la riscoperta del turismo lento, il collegamento tra le diverse vie di pellegrinaggio, la salvaguardia dell’ambiente attraverso l’organizzazione di eventi di natura sportiva. Il gruppo di persone che ruota intorno a questa associazione ha a cuore la valorizzazione e la tutela di questo tratto particolarmente suggestivo della via Francigena. Un tratto che attraversa boschi, faggete, noccioleti e offre scorci panoramici da lasciare a bocca aperta.

L’ente no profit Susan G. Komen, invece, ha una storia molto più lunga e complessa. Per prima cosa, l’associazione viene fondata a Dallas, negli Stati Uniti, su iniziativa dell’influente Nancy Brinker. La sua pagina Wikipedia la definisce diplomatica, imprenditrice, attivista sanitaria, capo del protocollo sotto l’amministrazione Bush e filantropa. Brinker promise alla sorella, Susan Komen, malata di tumore al seno, di fondare un’organizzazione no profit per aiutare le donne affette dalla sua stessa malattia. Detto, fatto. Nel 1982 nasce la Susan G. Komen for the Cure, con sede a Dallas.L’organizzazione cresce negli anni, aprendo varie associazioni affiliate in tutto il mondo. La costola italiana della Susan G. Komen nasce nel 2000 e promuove iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi su tutto il territorio nazionale, tra cui figura l’evento del prossimo 17 giugno a Caprarola. Parallelamente all’aumento esponenziale di fatturato della casa madre (ad oggi la Susan G. Komen è uno dei più grandi enti no profit del mondo contro il tumore al seno), cresce la carriera politica di Nancy Brinker. La fondatrice della Komen ha infatti ricoperto vari incarichi diplomatici all’interno del partito repubblicano, tra cui spicca quello di capo del protocollo sotto l’amministrazione repubblicana di George W.Bush.
susan g komen

A cavallo tra il 2012 e il 2013 l’organizzazione fu al centro di una grossa polemica per aver tagliato i finanziamenti a Planned Parenthood, un ente che si occupa di educazione sessuale e accesso ai servizi medici in caso di aborto volontario. L’allora portavoce di Komen, Leslie Aun, dichiarò che questa decisione non c’entrava nulla con la politica, anche se Planned Parenthood – proprio in quel momento – era al centro di un’inchiesta del senatore repubblicano Cliff Stearns appoggiata dal movimento “pro-vita” e dai movimenti religiosi più oltranzisti.Nonostante Nancy Brinker sia stata nelle classifiche delle persone più influenti al mondo (TIME) e di quelle più credibili degli Stati Uniti, nel 2013 una nuova polemica investì la sua figura. Il Washington Post rivelò – analizzando i bilanci della Susan G. Komen – che Nancy Brinker ricavò nel 2010 uno stipendio di 417.000$ e pagò 50 dirigenti dell’organizzazione più di 100.000$ ciascuno. Emerse da questa inchiesta che stipendi da capogiro si nascondevano dietro la facciata benefica dell’associazione. Fu un duro colpo all’immagine di un’associazione che si basava essenzialmente sulle donazioni private. Il sito di notizie pubblicitarie AdAge definì l’associazione la “nuova Coca Cola del no profit“.

In effetti, allargando lo sguardo, quello dell’americana Susan G. Komen non è il primo caso di business nascosto dietro la facciata dei nobili intenti. Negli Stati Uniti, le cosiddette “charities” sono vere e proprie industrie della beneficenza che fatturano come una qualsiasi impresa multinazionale. Ad esempio, la United Way, inserita da Forbes al vertice della lista delle più potenti organizzazioni caritatevoli a stelle e strisce, ha raccolto 2,6 miliardi di dollari in donazioni private.

In Italia il fenomeno è molto più contenuto, ma il tema della destinazione finale delle donazioni private (vedi il caso degli SMS per i terremotati) è molto attuale. La giornalista Valentina Furlanetto nel 2015 ha scritto il libro “L’industria della carità” proprio sul tema del business nascosto dietro intenti caritatevoli e benefici. La prefazione del libro è a cura di Padre Alex Zanotelli che già sulla rivista dei padri comboniani “Nigrizia” aveva denunciato la finta carità dicendo che “la liberazione viene sempre dal basso, dai poveri, mai dai ricchi”.Tornando al caso specifico della Susan G. Komen e della prevenzione del cancro al seno, nel 2011 uscì un documentario (mai distribuito in Italia) intitolato “Pink Ribbons Inc.” ovvero “L’industria dei nastri rosa”.

Il film (diretto dalla regista Lèa Pool) fu presentato al Toronto Film Festival e denuncia come molte associazioni di prevenzione del cancro al seno si siano appropriate del simbolo del nastro rosa trasformandolo in un vero e proprio marchio. In questo documentario, la regista intervista Charlotte Haley che inventò nel 1991 il simbolo – oggi universalmente riconosciuto – del nastro rosa contro il tumore al seno. In realtà il nastro di stoffa cucito da Charlotte era in origine color salmone e doveva servire a stimolare una campagna di sensibilizzazione e finanziamento per la ricerca sul cancro al seno.

Nel 1992 Charlotte Haley fu avvicinata dall’impresa cosmetica Estée Lauder che le chiese di poter utilizzare il nastro per un’iniziativa benefica di raccolta fondi. La combattiva signora rifiutò: non voleva essere coinvolta in nessuna campagna commerciale. L’azienda, allora, cambiò il colore del nastro da color salmone a rosa, creando un marchio di successo che oggi produce enormi. Nel documentario un gruppo di donne uscite dal tunnel della malattia accusano le grandi organizzazioni no profit di organizzare eventi benefici da una parte e di contribuire alla vendita sul mercato di prodotti cancerogeni dall’altra.

Tutto questo non ha però niente a che vedere con la sezione italiana della Susan G. Komen che ha ben altre dimensioni di fundraising, altri intenti e molta più trasparenza. Anche perché la legislazione italiana è meno permissiva con le organizzazioni no profit, soprattutto dopo la legge di riforma del terzo settore. Sotto la guida del prof. Riccardo Masetti, la Susan G. Komen Italia raccoglie risorse economiche da donazioni, aziende e istituzioni che, secondo il sito dell’associazione, hanno permesso di investire ben 15 milioni di euro in 800 progetti.

Race for the cure
Foto dal sito www.marymakeupblog.com
La passeggiata che si svolgerà domenica 17 giugno al Lago di Vico di Caprarola rientra nella campagna di raccolta fondi ed è sostenuta dal Comune di Caprarola e da molti altri Comuni del territorio. L’evento ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini attraverso un pomeriggio all’insegna del turismo sportivo che coniuga uno stile di vita sano con la promozione turistica del territorio.Ci sarà anche la possibilità di pranzare con piatti della tradizione locale.
Per ulteriori informazioni sui costi di partecipazione e sulla logistica potete contattare gli organizzatori cliccando qui.

Per segnalare eventi o scrivere sul nostro blog, potete contattarci all’indirizzo mail lecittainvisibili.caprarola@gmail.com
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